Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/326

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306 libro quarto

care all’umanità più che un mondo e tutti i mondi, la verità, la via e la vita, era stato calunniato, perseguitato, legato, battuto con verghe, dato in ispettacolo alla moltitudine, e condannato all’ultimo supplizio nonostante la sua dichiarata innocenza. Ad imagine di lui, il Rivelatore del Globo taceva sopra il suo letto di dolore, e come il liberatore delle nazioni perdonava a’ suoi nemici.

Nella seconda quindicina di aprile, l’Ammiraglio seppe che il Re er’andato colla corte alla Corogna, per ricevere sua figlia, ora regina, dona Juana, la quale veniva accompagnata dall’arciduca Filippo, suo sposo, a prendere possesso della corona di Castiglia. Un raggio brillò sopra il suo letto di dolore. Colombo spero di trovare nella figlia di Isabella un po’ di quella affettuosa giustizia che aveagli mostrata la madre, l’incomparabile Regina: scrisse a lei per iscusarsi di non andare a incontrarla, e incaricò l’Adelantado di portare il suo messaggio, diretto a dona Juana ed al suo reale sposo.

In questa lettera spicca anzitutto la rassegnazione alla volontà divina: dice loro che piacque a Nostro Signore privarlo della fortuna di andare a incontrarli e dirigere egli stesso la loro navigazione: gli assicura, che, nonostante i dolori che lo martoriavano senza pietà, potrà render loro tali servigi che non saranno mai pareggiati. Facendo allusione alla morte di Isabella ed ai mutamenti avvenuti dopo quella inesprimibile perdita, dice che questi tempi sventurati lo hanno ridotto a quella estremità: il perchè egli non può presentarsi, e nemmen suo figlio1; di cui nel suo stato non potrebbe far di meno: termina esprimendo la speranza di essere rintegrato nella sua dignità e ne’ suoi onori, conforme ai trattati che obbligano la Castiglia verso di lui.

Questa lettera fu scritta verso il primo del maggio.

  1. “È otras angustias en que yo he sido puesto, contra tanta razon, me han llevado á gran extremo a esta causa no he podido ir a vuestras Altezas ni mi hijo” — Carta del almirante don Cristóbal Colon á los reyes don Felipe y doña Juana. — Suplem. primer, á la coleccion diplomat, n° xlii.