Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/338

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318 libro quarto

padre del cancelliere di Genova, venti ducati d’oro; a Vaso Antonio, mercante genovese, stabilito a Lisbona, duemilacinquecento reali di Portogallo; agli eredi di un altro mercante genovese, Luigi Centurione Escoto, settantacinque ducati d’oro; agli eredi del genovese Paolo di Negro, cento ducati d’oro; ad un povero ebreo di Lisbona, che dimorava presso la porta dogli Ebrei, un mezzo marco d’argento.

Inoltre, per una generosa delicatezza d’intenzione, il testatore volle che questi legati fossero pagati integralmente, e rimessi ai legatarii, senza che alcuno di loro potesse sapere per qual motivo, e da qual parte giungeva loro quel dono1.

Poich’ebbe consegnato al notaro del Re l’atto delle sue ultime volontà, Colombo separò interamente il suo pensiero dalle cose terrene, cessò di partecipare agli interessi del mondo e della famiglia, per non conversare altro più che col cielo.

Secondo una legge generale della fisiologia e della storia umana, le cose tendono a finire nel medesimo modo che hanno cominciato. ll mistero che avvolge l’origine di Cristoforo Colombo ne oscura anche la fine. Poche particolarità ci sono stato trasmesse intorno a questa esistenza senza pari fra gli uomini. Il dotto canonico di Piacenza, Pietro Maria Campi, era giunto a raccogliere sulla morte di questo eroe cristiano, nozioni esatte, che si preparava a pubblicare, quando mancò repentinamente di vita. Nelle informazioni che aveva potuto procurarsi intorno agli ultimi momenti del Rivelatore del Globo, egli trovava la certezza che morì da predestinato, e che il termine de’ suoi giorni fu degno d’un apostolo e di un martire2.

Nondimeno, nella deficienza di documenti particolarizzati sulla fase suprema di questo astro luminoso nell’ordine delle intel-

  1. “Hásele de dar en tal forma que no sepa quien se los manda de dar.” — Memoria ó apuntacion á continuacion del codicilo de mano propia del Almirante. — Coleccion diplomática. Docum n° clviii.
  2. “Vi si adaptó egli di sorte con ogni maggior patienza e carità, che fece l’ufficio d’apostólo, la vita di un martire, e la morte alla fine da un confessore di Christo.” — Pietro Maria Campi, dell’Historia ecclesiastica di Piacenza, parte terza, p. 225.