Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/408

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388 libro quarto

§ XI.


Sul principiar dell’aprile 1495, Colombo visitò per la seconda volta alla Spagnuola la pianura reale, La Vega Real, ove l’anno precedente si era fermato compreso d’ammirazione, benedicendo Dio pubblicamente, e ringraziandolo di avergli scoperto siffatte bellezze1. Dopo la sommissione di Guarionex, sovrano del paese, l’Ammiraglio aveva ottenuto, tra le condizioni della pace, la facoltà di edificare una fortezza sull’entrata di quel magnifico paese. Volendo onorare il segno della Salute in quel luogo incantevole, ordinò al luogotenente di nave, Alonzo di Valencia, di prendere venti uomini2, e di andare con questo drappello, composto principalmente di marinai e falegnami, ad abbattere un albero superbo da lui trascelto per formarne una croce. Il tronco, perfettamente spianato, formava l’albero, e il più grosso ramo, messo attraverso rappresentava le braccia. Questa gran croce, di notevole altezza, fu piantata dall’Ammiraglio sopra una collina appiè delle montagne, donde la vista abbracciava, insiem con un immenso orizzonte, l’aspetto più magnifico di quella magnifica pianura.

Applicando il suo ingegno innato d’ingegnere alla costruzione di una fortezza importante sotto il rapporto strategico di cui egli aveva ideato il piano, Cristoforo dimorò qualche tempo in quel luogo, da lui denominato l’Immacolata Concezione. La fortezza e la regione furono chiamate col medesimo nome. Durante l’esecuzione de’ lavori, non avendosi presso nè sacerdote nè, chiesa, egli ogni giorno pregava davanti a quella croce; vi raccoglieva ogni mattina e ogni sera al suo piè gli operai ed i soldati; accosto a quel sacro segno recitava regolarmente il suo ufficio. Il Rivelatore del Globo prediligea quella croce. Come il Sal-

  1. Tom. I, lib. II, cap. iii, p. 457, ediz. franc
  2. “Mando a veinte y tantos hombres quo fuescn á cortar un buen palo derecho y alto y bien hecho. Y los mas de aquellos á quien lo mando eran hombrcs de la mar.” — Oviedo y Valdoz, la Historia natural y general de las Indias, lib. III, cap. v.