Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/410

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390 libro quarto

nità, la seconda in onore dell’Immacolata Concezione, la terza a suffragio de’ morti1.

Quando il Rivelatore del Globo, a premio delle sue nuove scoperte fu strappato al suo governo e, gravato di ceppi, mandato in Ispagna, i Castigliani, avvezzi dal suo esempio a pregare appiè di quella croce, continuarono a convenirvi; e un giorno, implorata con una fede sincera, fec’essa miracolo; alcuni febbricitanti furono guariti con solo toccarla. Un tale prodigio trasse ad essa altri malati, altri cristiani sofferenti e che si raccomandavano vivamente a Dio. Alcuni di loro risanarono. Da che ne venne che questa croce fu chiamata la Vera Croce, perchè si distingueva dalle altre croci pei miracoli.

Il nome e le maraviglie della Vera Croce si sparsero da lontano. Gl’Indiani, oppressi dagli Spagnuoli sotto il governo di Bobadilla, notando la venerazione de’ loro signori per questo segno, risolvettero di abbatterlo, attaccarono sode corde di aloe2 al tronco della croce, facendo ogni miglior prova per atterrarla; ma nè il loro numero, nè i loro sforzi produssero effetto. La croce rimase immobile sfidando la loro gagliardia. Umiliati per questa prova infruttuosa, tentarono distruggere la croce col fuoco: cumulate assai legne minute e secche, di nottetempo ne la circondarono, ed acceserle. L’incendio scoppiò gagliardo e in breve la croce scomparve nel vortice delle fiamme e del fumo: gl’idolatri accompagnati dai loro sacerdoti, i Bohutis, si ritrassero soddisfatti: ma la mattina del dimani, videro la croce al suo posto intatta in mezzo alle ceneri fumanti: non n’era neppure stato alterato il colore; solo appariva appiedi un cotal po’ di nero3.

Interdetti e spaventati da quella potenza miracolosa, gl’In-

  1. Testamento y Codicillo del Almirante don Cristobal Colon otorgado en Valladolid á 19 de mayo del año 1506.
  2. ”Ni jamas la pudieron movcr de aquel lugar los Indios aun que la quisieron arrancar tirando della con cuerdas de hejucos mucha cantidad de Indios, etc.” — Oviedo y Valdez, la Historia natural y general de las Indias, lib. III, cap. v.
  3. Il P. Charlevoix, Storia di San Domingo, t. I, lib. VI, p. 479.