Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/433

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

capitolo undecimo 413

convenzioni stipulate da suo padre colla corona di Castiglia, il 17 aprile 1492, pregò il Re di concedergli ciò che legalmente gli apparteneva.

Ferdinando parve desideroso di soddisfarlo; ma disse di non avere più il diritto di regolare questo affare, il quale dipendeva unicamente dalla Castiglia. Limitato com’era allora al regno di Aragona, suo patrimonio, abbandonato dai grandi, detestato dal popolo indegnato contra di lui pel suo scandaloso oblio della Regina, alla quale andava debitore della sua gloria e del suo titolo di Cattolico, Ferdinando deciso di ritrarsi nel suo regno di Sicilia, lasciò che don Diego, per ottener giustizia, si rivolgesse alla nuova Regina di Castiglia. Fedele alle istruzioni di Juan di Fonseca, Ovando continuò a perseguitare nel figlio la gloria del padre. Gli ordini che aveva precedentemente ricevuti dal Re, per mandare a don Diego ciò che apparteneva a Cristoforo Colombo, furono messi da parte. Diego scrisse di ciò al Re, il quale espressegli il suo dispiacere, per que’ mali trattamenti1.

La morte impreveduta dell’arciduca Filippo il Bello tolse a doña Juana quel poco di ragione che le restava. Sempre presso al cadavere del marito, la sciagurata non consentiva che fosse portato nel sepolcro: inconsolabile nel suo corruccio, si ritrasse a Hornillos, rifiutando prestarsi più lungamente ai doveri della dignità regia. Lo stato mentale della Regina rendendole impossibile il governo de’ suoi Stati, le città, ad istigazione del duca d’Alba, nonostante la disistima che avevano pel Re, mandarono a lui pregandolo di tornare ad assumere le redini del governo.

Appena il Cattolico fu reduce da Napoli, don Diego gli rinnovò le istanze, e gli ricordò le buone parole delle sue lettere, le speranze che gli aveva date e la legittimità del suo diritto. Ferdinando rispondeva sempre con misura e cortesia, ma non decretava mai nulla. Finalmente, noiato di questo eterno supplicare che non aveva termine nè conclusione, un giorno don Diego, rompendo l’etichetta reale, la quale vieta ogni quistion

  1. Lettera del 26 novembre 1506. — Coleccion diplomática. Docum. n° clxi.