Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/78

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58 libro terzo

tere e della sua persona: offrì agli Spagnuoli che dimoravano ne’ dintorni del porto Jaquimo di liberarli dalla tirannia dei Colombo: pretese che questi stranieri, caduti nella disgrazia del Re, non erano più sostenuti a corte che dalla Regina, la cui salute, dacchè aveva perduto il figlio, non lasciava speranza di guarigione; che oggimai don Juan Fonseca, suo patrono, era il solo arbitro delle Indie: dicevasi autorizzato ad assumere il governo temporaneo dell’isola, di buon accordo con Carvaial1, e propose di far pagare immediatamente la loro paga arretrata a quelli che volessero muovere con lui sopra San Domingo.

Gli antichi compagni di Roldano, incapaci di ricusare un’occasione di ribellione, applaudirono a questa proposta. Avendo Ojeda riunito i più audaci di cotai nemici della quiete, volle costringere a ingrossare la sua fazione i coloni pacifici, o meno proclivi alla disubbidienza, e assalì improvvisamente nella notte le loro abitazioni.

Quando l’Ammiraglio ricevette queste brutte notizie, non aveva forze di cui disporre; anzi le intenzioni sospette della debole guarnigione di San Domingo crescevano i suoi timori: non gli rimaneva alcun mezzo di far fronte a tanti pericoli, di comprimere la sollevazione degli Indiani, di tenere in rispetto gli antichi ribellati e di respingere gli assalitori venuti d’oltremare. Allora l’unico partito che gli rimaneva era forse il primo de’ suoi pericoli, e sicuramente la più crudele delle sue umiliazioni; non gli rimaneva, cioè, che di porsi sotto la protezione del traditore Roldano. Ma come dubitare che sin dalla loro prima conferenza il gran-giudice e l’Ojeda, uomini ad ugual modo violenti ed ambiziosi, non si fosser accordati per abbattere il potere legittimo, e soppiantarlo? La defezione si era dichiarata fra’ subordinati dell’Ammiraglio: uno dopo l’altro l’abbandonavano in così gran cumulo di pericoli.

  1. “Ei se ostento con todo el favor del obispo Fonseca, arbitro en los negocios de las Indias; y finge tener provisiones para tomar parte en el mando de la colonia junto con Carvajal.” — Muñoz, Historia del Nuevo Mundo. lib. VI, § 55.