Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume II (1857).djvu/88

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68 libro terzo

un piacere di umiliare i Castigliani, sopratutto i gentiluomini. Durante la carestia se chiedevano il permesso di andare in cerca di viveri, l’Ammiraglio lo concedeva; indi negava di aver data una tale facoltà, e per questo, senza remissione li faceva appiccare. Del paro lo accusavano di avere impedito ai Religiosi di battezzare Indiani, perchè amava meglio farli schiavi che cristiani.

Queste accuse erano sì gravi e sì fattamente opposte al carattere dell’Ammiraglio, che cadevano per la loro medesima esagerazione. D’altronde, nessuna di tali odiose imputazioni era fatta per iscritto, e firmata da uomini conosciuti: la Regina non prestò loro grande attenzione.

Ma se l’Ammiraglio aveva spedito una relazione particolarizzata sulla ribellione di Roldano, colui aveva mandato alla sua volta alcune memorie ai suoi amici di Siviglia. Tutti gli atti dell’amministrazione dell’Adelantado e di suo fratello l’Ammiraglio, erano in quelle carte abilmente falsati. In qualunque modo, anche lasciando star l’odio e l’esagerazione, era chiarita la gravita della situazione: l’Ammiraglio la confessava, dimandando che gli fosse spedito un giudice, e un capo-ragioniere. Le apparenze lo accusavano tanto maggiormente, perchè il principale autore della sollevazione era un uomo di sua scelta, un suo obbligato, il quale, contuttociò, non aveva potuto sopportare, come gran-giudice, gli atti di violenza e di tirannia commessi in sua presenza. Gli spiriti erano disposti a credere facilmente a siffata accusa, perocchè, si diceva, prima della sua partenza da San Lucar, che l’Ammiraglio, nel porto, quasi sotto gli occhi dei Re, aveva dato segno della sua violenza e della sua brutalità. D’altra parte, l’elezione di quel Roldano, che ora suscitava tali imbarazzi, accusava l’imperizia amministrativa di Colombo; e la sua opinione sulla schiavitù degl’Indiani, non ostante le risoluzioni così formali della Regina, attestava la sua ostinazione. Era dunque necessario, per rimediare a tale stato di cose, eleggere un commissario istruttore, un magistrato illuminato, che andasse, secondo la dimanda dello stesso Ammiraglio, ad amministrare la giustizia nell’isola, e cominciasse per fare il processo ai ribelli: durante questo