Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/380

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372 libro secondo

farsi rispettare da chicchessia. Lo si sarebbe detto nato al comando; ne aveva la sicurezza, la spontaneità, la precisione; e se il suo attaccamento non lo avesse indotto ad eclissarsi nella gloria di suo fratello, avrebbe potuto illustrarsi per suo proprio conto.

La fortuna di mare che lo gettò nudo in paese di cui ignorava la lingua, e da cui seppe sciogliersi a forza di coraggio, di paziente lavoro, di economia, e il modo con cui adempiè il suo messaggio, palesano abbastanza l’energia del suo carattere.

La sua parola era schietta e facile: la vivacità del suo stile non mancava di eleganza: in lui l’osservazione suppliva allo studio: parlava latino, italiano, portoghese, danese, inglese, spagnuolo: possedeva l’intuizione di fare ogni cosa in buon punto, l’istinto gerarchico dell’organizzazione, il tatto di governare. Quantunque fosse buon cattolico la sua pietà non era tenera ed elevata come quella di Cristoforo: ignorava le dolcezze della vita interiore; non rintuzzava sempre le aspre risposte carpite alla sua schiettezza, e gli scoppi della sua indignazione contro i cortigiani, i traditori, gli ostacoli che la vanità castigliana opponeva all’attuazione del bene.

L’altro fratello dell’ammiraglio, don Diego non somigliava a don Bartolomeo che pel suo attaccamento al primogenito. Nato mentre que’ due erano in mare da più anni, Diego Colombo non era robusto al pari di loro. La sua infanzia malaticcia bisognò di grandi riguardi. Le madri si affezionano ai loro figli in ragione delle cure che loro prestano, e delle inquietudini che loro costarono. Essendo don Diego l’ultimo nato di Domenico Colombo, il solo che fosse rimasto sempre a casa, Susanna Fontanarossa lo conservò teneramente accanto a sé quanto più potè: aveva compiuti i sedici anni quando entrò fattorino dallo scardassiere di Savona Luchino Cadamartori.

Quando l’ammiraglio tornò dal suo primo viaggio, Diego dismise il mestiere paterno, per obbedire al fratello che lo chiamava a sè: presentato alla corte, si trovò subitamente capace del suo nuovo stato. La sua tenera ammirazione per Cristoforo, l’osservazione de’ suoi esempi e delle sue raccomandazioni erudivanlo di ciò che gli stava bene sapere. La tenerezza