Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/427

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CAPITOLO NONO 419 delle Indie passando per la Mecca; egli aveva acquistato, intorno il continente asiatico, nozioni più chiare e più estese delle pos- sedute dal resto de' geografi; sapeva, per esempio, che in quel tempo alle Indie, ove non era peranco penetrato alcun missio- nario , esistevano cristiani , derivati da quelli che vi erano slati evangelizzati da san Tomaso millequattrocentosessantadue anni prima , e che colà si trovava conservato il corpo del glo- rioso apostolo. Quantunque andasse in cerca di gemme, il no- bile gioielliere non metteva le sue speranze ne' preziosi scrigni, e neppure ne' cofani pieni di zecchini: non si ristringeva alla parte puramente teorica delle scienze: le sue affinità spirituali, e la sua passione per la Hngua italiana lo avevano reso interprete del pensiero religioso di Dante: nelle opere dell'esule Fio- rentino, aveva raccolti gl'insegnamenti cattolici velati sotto le figure le allegorie del poeta, e compostane un'opera con que- sto titolo — Sentenze cattoliche del divino poeta Dante. Jaime Ferrer aveva frequentato musulmani, ebrei, scismatici greci , Persiani semi-idolatri, Tartari, Etiopi, Indiani, ed aveva compresa l'incredibile superiorità del Cattolicismo su tutti gli insegnamenti dell' uomo: aveva studiato il globo per quanto comportavano le comunicazioni e gl'insegnamenti di quel tem- po. Per verità, il gioielliere di Burgos er' anticipatamente della scuola diBossuet, di De-Maistre, di Ventura: delle pagine che di lui ci rimangono terrebbonsi onorati questi nomi illustri. Un'al- tezza di spirito proporzionata a sì gran varietà di cognizioni non poteva passare inavvertita. L' episr.opato di Spagna aveva in grande stima questo gioielliere, che il cancelliere di Castiglia onorava della sua amicizia, e in cui tutti i cosmografi ricono- scevano un maestro. Le conoscenze tecniche di Jaime Ferrer gli permettevano di apprezzare meglio d'ogni altro la sublimità di Colombo, e di riconoscere il suo destino provvidenziale. Sa- pendo l'imperfezione della nautica, le incertezze della geografia, l'impotenza del compasso, egli andava conscio che la scienza scarsi sussidii avea potuto prestare alle imprese di lui, e perciò qualificava la scoperta cosa piuttosto divina che umana. « Mas divina que humana peregrinacion. » Nondimeno la riservatezza della sua modestia lo avrebbe forse sempre impedito di entrare