Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/446

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438 libro secondo


L’ebreo convertito, che mostravasi così accanito contro di lui, era l’emissario di coloro che avevano sempre attraversato le sue imprese: aggiungeva la personale bassezza alle indegnità de’ patroni. L’eccesso della sua imprudenza accese di santa collera l’ammiraglio. Lo deridevano perchè lo conoscevano mansueto: lo vituperavano come se fosse un vecchio impotente e fiacco; ma ben egli ripigliò di subito le forze della gioventù. Meno logoro da’ suoi sessantadue anni che dai quaranta di continua navigazione, il patriarca dell’Oceano, si fe’ grande di una maestosa indegnazione, mosse un passo verso il suo insultatore, e levando la mano, gli menò tale un colpo sulla impudente faccia, che, il miserabile cadde come annichilito. L’ammiraglio si contentò respingere col piede quel vile abbaiatore, il quale fuggì in mezzo ai fischi, nascondendo sotto sembianze di umiliazione e finte lagrime, la sua soddisfazione interiore; perocchè da quel punto la sua fortuna era fatta.

Gli scrittori di una certa scuola giudicarono il castigo dato a Jimeno dall’ammiraglio come indizio di natura avventata, mentre non era che l’esigenza imperiosa della disciplina violata. Colombo non cedette nè alla vivezza, nè all’irritazione dell’amor proprio: fece quello che doveva fare, secondo gli usi delle genti di mare del suo tempo, e la necessita della circostanza.

Qualunque fosse stato in questo incontro il procedere di Colombo, la prudenza meglio pensata non avrebbe potuto preservarlo dallo scoglio insidiosamente preparato sotto i suoi passi con un’astuzia infernale. Se ei si fosse limitato a far discacciare l’ebreo convertito da’ suoi ufficiali, sarebbe paruto diffidare delle proprie forze: una tale moderazione lo uccideva moralmente; sarebbe scaduto dal suo ascendente personale così in faccia alla squadra, come ai malfattori ch’erano su di essa; questo appunto è ciò che volevano i suoi nemici.

Questo incidente, suscitato segretamente da Fonseca, fu per sua cura, e per quella de’ suoi partigiani, largamente comentato: dacchè sopra il suolo medesimo della Spagna, in un porto dei Re cattolici, l’ammiraglio trattava così uno dei loro ufficiali, non era a quelli eccessi per trascorrere in quelle regioni lontane,