Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/237

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capitolo ottavo 229


I messaggeri tornarono in capo a sei giorni.

Invece del Gran Kan e della sua capitale, non avevano trovato che un villaggio di cinquanta famiglie, da cui erano stati accolti quali esseri discesi dal cielo.

Nel loro ritorno i messaggeri scontrarono molta gente, uomini e donne, che recavano in mano erbe secche, chiuse in foglie egualmente secche, fatte in rotolo, e accese da un lato, mentre dall’altro succhiavano il fumo aspirando, e ne facevano uscire dalle labbra una piccola nube: dinominavano questo arnese tabago, nome da noi dato alla pianta che fornisce le foglie.

Quest’inviati avevano viaggiato per terre perfettamente coltivate, disseminate di capanne; avevano veduto una copia di alberi, di fiori, di erbe balsamiche e di uccelli affatto sconosciuti alla Spagna, ad eccezione degli usignuoli, delle pernici e delle oche, che v’erano in copia. Del resto, non avevano udito parlare del Gran Kan; e neppur gl’interpreti, e gli abitanti. Medesimamente non vi aveva colà alcun indizio di miniere d’oro.

Ma se non si vedeva oro in quella fertile contrada, eranvi anime da salvare, popolazioni pacifiche da conservare, e Colombo augurava bene delle disposizioni religiose di queste. Egli esprimeva ai Sovrani le sue speranze in questi termini: «tengo per fermo, Serenissimi Príncipi, che, dal momento in cui i missionari parleranno la loro lingua, li faranno tutti cristiani. Spero in Nostro Signore che le Altezze Vostre si decideranno subito a mandar missionari, affine di riunire alla Chiesa popoli così numerosi; e che li convertiranno con quella stessa sicurezza con cui hanno distrutto coloro che non hanno voluto confessare il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, vale a dire i Mori e i Saraceni di Spagna.» Siccome nell’ardore della sua fede Colombo non aveva nessun timore della morte, così non temeva di presentarne ai monarchi l’imagine, quell’imagine che i cortigiani fanno sì grande studio di allontanare da essi: diceva dunque loro: «quando avranno terminato la loro carriera, perocchè noi siam tutti mortali, lasceranno i loro regni nella più grande tranquillità, puri di eresia e di cattivi principii: quindi conseguiranno buone accoglienze dall’Eterno.» Colla medesima semplicità, il Messaggero della Provvidenza, lasciando