Pagina:Cristoforo Colombo- storia della sua vita e dei suoi viaggi - Volume I (1857).djvu/240

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232 libro primo


Il 20 e il 21 di novembre, la navigazione continuò verso Babeque, i cui tesori agitavano tutte le imaginazioni.

Tuttavia, anche in mezzo alle noie di questa ricerca, non mancavano all’ammiraglio argomenti di malcontento e d’inquietudine. Sulla Pinta e sulla Nina i suoi ordini non erano obbediti esattamente. I due capitani si permettevano certe osservazioni, più sconvenevoli pel modo con cui erano fatte, che pei loro termini. I tre fratelli Pinzon, sopra tutto il primogenito, non potevano sopportar l’idea che uno straniero, il quale senza il loro aiuto non avrebbe potuto tentar l’impresa, diventato improvvisamente grande ammiraglio e vice re, raccogliesse, in virtù de’ suoi trattati colla Castiglia, una parte considerevole delle ricchezze di quelle contrade. L’ambizione di Martin Alonzo era desta dall’invidia. Un indiano messo a bordo della Pinta quale interprete, avendo vantato al capitano le magnificenze di Babeque, di cui pretendeva saper la strada, Martin Alonzo si separò dalle due altre navi la notte dal 21 al 22 novembre. ll cielo era chiaro e bello, e il vento dolce e fresco; nondimeno vedendo la Pinta allontanarsi, l’ammiraglio fece accendere un fanale e lo lasciò ardere fino a giorno; ma Martin Alonzo non se ne diede pensiero, e continuò la sua via verso l’est, ove si dileguò nelle ombre dell’orizzonte. Questa diserzione afflisse l’ammiraglio.

La Nina, comandata da Vincenzo Pinzon rimase fedelmente al suo posto. Vincenzo aveva la passione del mare, e dell’idrografia; possedeva meglio de’ suoi fratelli la teorica della nave, e la nozione del dovere; perciò la sua propria capacità gli permetteva di apprezzare il genio di Colombo.

Il 23 novembre, e il dì seguente, continuando a navigare, l’ammiraglio si raccostò, pel mare di Nostra Signora, alle coste di Cuba: riconobbe diversi capi, scoprì porti preziosi per la lor sicurezza; e in una sua investigazione sulle rive rinvenne pietre contenenti un po’ d’oro; le prese per mostrarle alla Regina: trovò pini di un’altezza e dirittura prodigiosa, acconci quindi alle costruzioni navali: fornirono infatti due antenne alla Nina.

Il 25 scoprì tale porto, di cui non aveva mai veduto l’eguale. Cento gran navi in fila vi sarebbero capite senz’áncore ne al-