Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/179

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xli - costituzione. altre leggi 169


Ma, quando volle occuparsi della legge, non era forse il tempo opportuno. La nazione era oppressa da mille mali, le opinioni erano vacillanti, tutto era inquietezza ed agitazione. In tale stato di cose il far delle leggi utili e forti è ottimo consiglio: sgravasi cosí la somma de’ mali che opprimono il popolo e si scema il motivo del malcontento; il farne delle inutili e delle inefficaci è pericoloso, perché al malcontento, che giá si soffre per il male, l’inutilitá del rimedio aggiunge la disperazione. Se non potete fare il bene, non fate nulla: il popolo si lagnerá del male e non del medico.

La commissione legislativa altro non fece (e, per dire il vero, allora che potea far di piú?) che rinnovare per i beni, ch’eran divenuti nazionali, quella ipoteca che giá il re avea accordata sugli stessi beni, quando erano regi. Gli esempi passati poteano far comprendere che questa operazione sola era inutile. Questi beni non poteano mai esser in commercio, perché riuniti in masse immense in pochi punti del territorio napolitano; ed i possessori delle carte monetate erano molti, divisi in tutt’i punti e non voleano fare acquisti immensi e lontani. Quando furono esposti in vendita, in tempo del re, i fondi ecclesiastici, i quali non aveano questo inconveniente, si ritrovarono piú facilmente i compratori. Si aggiungeva a ciò l’incertezza della durata della repubblica, la quale alienava maggiormente gli animi dei compratori; l’incertezza della sorte dei beni che davansi in ipoteca, quasi contesi tra la nazione ed il Francese: per eseguir le vendite in tanti pericoli, conveniva offerire ai compratori vantaggi immensi, e cosí tutt’i fondi nazionali non sarebbero stati sufficienti a soddisfare una picciola parte del debito pubblico1.

Il debito nazionale in Napoli non era tale che non si avesse potuto soddisfare. Era piú incomodo che gravoso. Conveniva

  1. Cosa ha ritratto la Francia dalle vendite dei suoi immensi beni nazionali. Quale orribile dissipazione ho visto io stesso! A quali mani la salute pubblica stata affidata! Questa infelice risorsa, a cui un governo possa ridursi, è sempre inutile. Un governo deve vendere i fondi nazionali (perché non deve averne), ma deve venderli ne’ tempi ne’ quali non ha bisogno; allora, se non trova compratori, deve anche donarli.