Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/194

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184 saggio storico

di tutte le altre province del Regno; e cosí la nuova dell’ invasione, sparsa sollecitamente, portò negli altri luoghi il terrore anche prima delle armi.

Chi non sarebbesi rivoltato allora contro il governo repubblicano, dopo i funesti esempi di coloro che eran rimasti vittima del suo partito, vedendo dappertutto il nemico vincitore e ninna difesa rimaner a sperarsi dagli amici? Si era giá nel caso che i repubblicani, ridotti a picciolissimo numero, sembravano essi esser gl’insorgenti. Eppure l’amore per la repubblica era cosí grande, che faceva ancora amare il governo, e tutt’i repubblicani morirono con lui.

Un poco di truppa francese e patriotica che era in Campobasso fu costretta ad abbandonarla. Si perdette anche il contado di Molise. Non si era pensato a guadagnar le posizioni di Monteforte, Benevento, Cerreto ed Isernia, onde impedire le comunicazioni di queste insorgenze tra loro. Ribollí l’insorgenza di Nola, comunicando con quella di Puglia; e Napoli fu quasi che assediata.


XLVI


MINISTRO DELLA GUERRA


Si era esposto mille volte al ministro della guerra tutto il pericolo che si correva per le insorgenze troppo trascurate; ma egli credeva ed aveva fatto credere al governo non esser ciò altro che voci di allarmisti. Si giunse a promulgare una legge severissima contro i medesimi; ma la legge dovea farsi perché gli allarmisti non ingannassero il popolo, e non giá perché il governo fosse ingannato dagli adulatori.

Il governo era su questo oggetto molto mal servito da’ suoi agenti tanto interni che esterni, poiché per lo piú eransi affidati gli affari a coloro i quali altro non aveano che l’entusiasmo; ed essi piú del pericolo temevano la fatica di doverlo prevedere.

I popoli non erano creduti. Si chiesero de’ soccorsi al governo per frenare l’insorgenza scoppiata nel Cilento. Si proponeva al