Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/355

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rapporto al cittadino carnot 345

croce, in un cordone o in altre vili insegne: ma debbo dirlo per mettere in prospettiva il carattere di un personaggio, il quale, disprezzando nel governo monarchico, in cui vivea, gli omaggi, i titoli e le ricchezze, non soffriva di veder gemere la patria sotto una verga di ferro; per cui congiurò di emanciparla dalla piú dura delle servitú. La storia pochi esempi simili ce ne offre, e questi pochi sono registrati nei fasti dell’eroismo.

Carafa fu carcerato in Sant’Elmo, donde fuggí dopo avervi languito per lungo tempo. Andò a trovare asilo a Roma, e quindi a Milano, dove a sue spese organizzò una legione. Penetrate in Napoli le armi francesi, egli ne divise la gloria con tante gesta, in cui si segnalò il patriotismo unito alla bravura. Dal governo fu mandato in Puglia ad estinguere un piccolo vulcano d’insorgenza, che vi era scoppiato. Invano si frapposero argini innanzi a lui: Ettore era fatto per eseguire prodigi.

Giunse ad Andria, suo proprio feudo. Quegli abitanti erano sordi alla voce della ragione. Sicché egli tenne la strada della moderazione; ma, avvedendosi che non potea riuscire, suo malgrado fece uso della forza. Dopo altre prodezze fu mandato in Abruzzo, che fu il teatro della di lui gloria e della di lui catastrofe.

L’assenza di Carafa dalla Puglia divenne funesta a quel dipartimento, giacché i generali francesi, che gli succedettero, come Serrazin e Duhesme, si diedero in preda alle concussioni, le quali disgustarono gli abitanti.

p. 302, v. 19. I principali organi del tribunale di sangue sono Speziale e Guidobaldi. Il primo, uomo di ventura, era l’ultimo tra gli avvocati siciliani. Occupava la carica di giudice della Gran Corte pretoriale in Palermo; carica la quale non si dá se non agli uomini che hanno poco merito e molta miseria. In tempi in cui la corte avea bisogno di uno scellerato, lo ricercò tra la feccia del popolo, e lo ritrovò in Speziale.

Guidobaldi era un uomo miserabile, inetto procuratore in Teramo. Ivi s’introdusse nella casa di Ruggiero, uditore allora della provincia, e fu l’amante della moglie. Ruggiero passò consigliere in Napoli, e la di lui moglie condusse seco il suo amante, che protesse nell’avvocheria. Ruggiero morí. La sua vedova rimase nella miseria, e Guidobaldi l’obbliò. Fu veduta nelle di lui sale chieder la limosina, e riceverla per mezzo de’ domestici, giacché egli sdegnava di vederla.