Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/361

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rapporto al cittadino carnot 351

ingiustizia, e fu uno de’ principali anelli della catena de’ fatali avvenimenti. Carlo Romeo, che in tempo della repubblica non avea commesso altro delitto se non quello di scrivere una canzone contro di lui, andò a depositare la testa sul patibolo. Ventimila persone, che furono arrestate in Napoli e ne’ dipartimenti, debbono ripetere in parte la loro catastrofe da cotesto vile stipendiato del delitto.


p. 318, v. 3. Il re di Sicilia, sempre irresoluto e timido nelle sue deliberazioni, come sono i piccoli tiranni, malgrado l’organizzazione di un esercito di 80.000 uomini, incontrava difficoltá a misurarsi co’ francesi e violare di nuovo il trattato di pace. Ma la regina, che spirava furore e strage, si propose in ogni conto di farlo decidere al partito della guerra. Sicché spedí un messo all’imperatore, pregandolo di mandare in rinforzo delle truppe napoletane almeno un corpo di ventimila austriaci. Francesco secondo rispose che, non essendo quello il tempo proprio, si doveva attendere la primavera. L’impaziente Carolina, che voleva vedere in un istante la distruzione de’ francesi, e che si fidava ad un esercito quanto numeroso altrettanto indisciplinato e malcontento, pensò con Acton di presentare all’imbecille re una lettera a nome dell’imperatore, che assicurava il pronto invio delle sue truppe. Si eseguí dunque il disegno per mezzo di Arriola, ed ebbe il suo effetto.

Dietro la disfatta e dietro la fuga da Roma, Ferdinando restò stupefatto di non aver veduto alcun movimento per parte de’ tedeschi. Altronde, la regina temeva che non uscisse a giorno la trappola in cui ella aveva tirato il credulo marito. Sicché pensò di distruggere quei ch’erano a parte del segreto e che potevano svelarlo al re. Per sí fatto motivo, sotto pretesto di giacobinismo, coll’efficacia di Pasquale di Simone, famosa spia, fece trucidare il corriere dal popolo, che lo strascinò per le strade della cittá. Foggiò ad Arriola un’accusa di segreta intelligenza con Championnet, mediante la quale costui venne posto in castello assieme con Carlo Gonzales, uffiziale della sua segreteria, che poscia fu esiliato nell’epoca della capitolazione ed ora trovasi a Milano con moglie ed una piccola figlia. Dopo di avere cosí compita l’opera dell’intrigo, dell’eccidio, del tradimento, Teodora fuggí in Sicilia, dove non ha cessato di tenere la stessa condotta. E, per vie piú rendersi famosa, è andata in Toscana a fabbricare le armi della