Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/49

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vii - cagioni ed effetti della persecuzione 39

fondati gl’interessi reali de’ ceti; quindi la massima persecuzione e la massima intolleranza per parte del clero e della corte, nell’atto che si predicava la massima tolleranza dai filosofi; quindi la massima contraddizione tra il governo e le leggi, tra le leggi e le idee, tra le idee e li costumi, tra una parte della nazione ed un’altra; contraddizione che dovea produrre l’urto vicendevole di tutte le parti, uno stato di violenza nella nazione intera, ed in séguito o il languore della distruzione o lo scoppio di una rivoluzione. Questa sarebbe stata la storia degna di Polibio1.

La Francia avea nel tempo istesso infiniti abusi da riformare. Quanto maggiore è il numero degli abusi, tanto piú astratti debbono essere i principi della riforma ai quali si deve rimontare, come quelli che debbono comprendere maggior numero di idee speciali. I francesi furono costretti a dedurre i principi loro dalla piú astrusa metafisica, e caddero nell’errore nel qual cadono per l’ordinario gli uomini che seguono idee soverchiamente astratte, che è quello di confonder le proprie idee colle leggi della natura. Tutto ciò che avean fatto o volean fare credettero esser dovere e diritto di tutti gli uomini.

Chi paragona la Dichiarazione de’ diritti dell’uomo fatta in America a quella fatta in Francia, troverá che la prima parla ai sensi, la seconda vuol parlare alla ragione: la francese è la formola algebraica dell’americana. Forse quell’altra Dichiarazione che avea progettata Lafayette era molto migliore.

  1. Molti hanno predetto da queste osservazioni la rivoluzione francese. Tra questi si conta anche Rousseau. Piú particolarizzata è la predizione di Mercier nel suo Anno 2240, opera che una volta fu attribuita a Rousseau, e di cui Rousseau arrossiva quasi di cosa non degna di lui. Sembra che Mercier fosse stato a parte segreto rivoluzionario, come lo era l'autore della Rimostranza da leggersi nel Consiglio privato di S.M., il quale volle della prossima rivoluzione avvertirne il re, come Mercier ne avea avvertito l’Europa. Tra quelli che hanno anteveduta la rivoluzione francese prima degli altri e per le causa interne che nascevano dallo stato della Francia è il nostro Genovesi. Egli vide dove tendevano e le opinioni degli scrittori ed il corso delle cose: la sua predizione è degna di Vico... Non saprei se il re di Prussia avesse anche egli preveduta la rivoluzione: è certo però che ne previde il corso e la smania di voler tutto riformare filosoficamente. I riformatori metafisici, che si chiama «enciclopedisti» sono da lui molto maltrattati. Vedi il suo Dialogo tra Eugenio, Marlerbrough e Lichtenstein.