Pagina:Cuoco - Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, Laterza, 1913.djvu/78

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68 saggio storico


Questo proclama fu pubblicato a’ 21 novembre. A’ 22 tutto l’esercito parti e, diviso in sette colonne, per sette punti diversi entrò nel territorio romano. Le colonne che mossero da San Germano e da Gaeta si avanzarono rapidissimamente. Né la stagione dirottamente piovosa, né i fiumi che s’incontrarono pel cammino, né la difficoltá de’ trasporti di artiglieria e viveri in cammini impraticabili per profondissimo fango, fecero arrestar gli ordini di Mack. Egli non faceva che correre: si lasciava indietro l’artiglieria, cominciavano a mancare i viveri, il soldato era privo di tutto, avea bisogno di riposo; e Mack correva. Le colonne di Micheroux e di Sanfilippo erano state giá battute negli Apruzzi. La voce pubblica di questo rovescio incolpò i generali; ma è certo che posteriormente la condotta di Micheroux è stata esaminata da un Consiglio di guerra ed è stata trovata irreprensibile. Di Sanfilippo non sappiamo nulla. Ma la voce pubblica in questi casi non merita mai intera fede perché il popolo giudica per l’ordinario dall’esito e spesso dá piú lode e piú biasimo di quello che taluno merita. Mack, il quale non avea pensato mai a stabilire una ferma comunicazione tra i diversi corpi del suo esercito ed un concerto tra le varie loro operazioni, non seppe se non tardi un avvenimento il quale dovea cangiar tutto il suo piano, ed intanto continuava a correre. Giunse a’ 27 di novembre in Roma. S’impiegarono cinque giorni in un cammino che ne avrebbe richiesto quindici. Non si concessero che cinque ore di riposo sotto le armi alla truppa, e fu costretta di nuovo a correre a Civita Castellana. Per la strada i viveri mancarono del tutto: i provvisionieri dell’esercito chiedevano invano a Mack ove dovessero inviarli; gli ordini del generale erano tanto rapidi, che, mentre si eseguiva il primo, si era giá dato il secondo, il terzo, il quarto, il quinto; i viveri si perdevano inutili per le strade, ed i soldati e i cavalli intanto morivan di fame. Quando giunsero a Civita Castellana, i nostri da tre giorni non avean veduto pane. Essi erano nell’assoluta impossibilitá di poter reggere a fronte di un nemico fresco, che conosceva il luogo e che distrusse il nostro esercito, raggirandolo qua e lá per siti ove il maggior numero