Pagina:Cuore infermo.djvu/183

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Parte quarta 183

— Si ballò molto, si giocò, si cenò? Dimmene dunque.

— Tutto come al solito. Purtroppo niente di nuovo. L’unica nota di questi divertimenti è la noia profonda che hanno con sè.

— Credi tu un obbligo il dirmi che ti sei annoiato dove io non era? Ti dispenso da questa finzione cortese.

— Quanto sei amara, Lalla!

— Io spero di essere amara. Sono pentita di non essere venuta al ballo.

— Perchè?

— Avrei visto tua moglie, le avrei parlato. Era adorabile, nevvero?

Marcello non le rispose. Un interno tremore lo aveva assalito, appena prima di questa domanda. La presentiva. Fatalmente, attirati per una china irresistibile, quei due ricominciavano a parlare di Beatrice. Il loro pensiero si distraeva, divergeva, prendeva le vie oblique, ma immancabilmente finiva per ritrovarsi al medesimo punto. Era questo lo spaventoso tormento della loro passione. Sempre in due, sempre soli, avevano finito per vivere in tre. Quando Lalla taceva e s’impensieriva, quando era presa da quelle sue esaltazioni bizzarre, Marcello sel sapeva — ella pensava a Beatrice. Quando Marcello compariva vinto da una tristezza ineffabile, quando la desolazione del suo spirito si manifestava incurabile, Lalla sogghignava, indovinando che egli pensava a Beatrice. Insieme dissimulavano; ma quel fenomeno era troppo energico, perchè potessero celarlo del tutto. Il loro strano amore era cominciato nel nome di Beatrice, lei lontana. Per diletto malsano Lalla si era compiaciuta di gettarlo spesso in viso a Marcello, come una sferzata, nel più alto momento della passione;