Pagina:Cuore infermo.djvu/209

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Parte quinta 209

— No, no, cara — rispose Fanny — il giovanotto si è dato alla letteratura.

— Un poeta: io li adoro — disse Amalia.

— Neppure: scrive novelle pei giornali, qualche commedia pel teatro.

— L’avremo al Sannazaro, sicchè? — chiese la Filomarino.

— Non si sa — riprese Fanny. — Amalia, hai avuto per tua serata la Cecilia?

— Non me ne parlare: ho ancora i nervi tutti scossi. Quel Morto da Feltre aveva un viso bianco, bianco e spaventoso.

— Per me, non ci ho condotto mia sorella — osservò Giovanna. — Il dramma è un po’...

— Bah! — disse la Giansante; — quando si è andati all’operetta...

— Ma quelle sono in francese — aggiunse Giovanna con ingenuità.

— Infatti è un’altra cosa, cara mia.

— Poi un dramma è un dramma — confermò Amalia. — Vedete, care amiche, la vita è bella, perchè vi è il dramma. Ne avete voi a casa vostra?

— Io ce l’ho ogni giorno. Litighiamo sempre con mio marito, perchè egli non approva i conti di Worth — rispose, ridendo, la Filomarino. — Bisogna però confessare che l’ultima noticina era amarognola; ventidue mila franchi!

— Io credo di averlo — rispose, riflettendo, Fanny. — Sandro mi vuol bene ed io glie ne voglio, come tutte sapete. È un dramma questo?

— Una commedia, cara mia — disse la Giansante. — Il marito amante della moglie e viceversa. E tu Amalia?

— Io, io? inutile chiedermelo. Il mio dramma è... straordinario... è terribile...