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214 Cuore infermo

— Non bella, charmante, come si dice laggiù — rispose Filomarino.

— Povera Ersilia Caracciolo! — disse Fanny. — Ormai non ci è più speranza per lei.

— Perchè? — domandò Beatrice, volendo pure prendere un qualche interesse a quello che si diceva.

— È innamorata di Gerardo, la poverina. Un amore infelice.

Ci fu un coro di rimpianto. Le signore s’impietosirono su quella delicata fanciulla che si struggeva nel suo affetto. Era un caso molto commovente. Beatrice stava a sentire con gli occhi abbassati, come pensosa. Quando li rialzò, vide di rimpetto a sè Paolo Collemagno che la guardava. Egli sfogliava distrattamente una rivista illustrata, mentre il suo sguardo si posava spesso sulla Sangiorgio. Per molto tempo gli era apparsa come una bella bambola dalle forme bellissime, dalle acconciature eleganti, una donna insignificante. Ma ora, senza comprenderne il perchè, quasi per istinto, egli si perdeva a chiedersi che donna fosse colei, quale pensiero nascondesse quella pura fronte; ed intanto si meravigliava del proprio interesse. Che gl’importava al fine il cuore della contessa Sangiorgio? Lo aveva ella semplicemente un cuore? Che vi sarebbe stato di cangiato nella propria vita per questo? Nulla, è vero; ma da capo ritornava a fissare quel viso, che gli sembrava misterioso. Sotto quello sguardo Beatrice si turbava.

— Perchè mi guarda? — domandava a sè stessa, mentre una fiamma viva saliva a colorarle il viso.

Amalia si era alzata due o tre volte. Era inquieta, guardava la porta. Poi si gittava a capo fitto in una conversazione vivace, quasi vogliosa di stordirsi. Beatrice la osservava meravigliandosene. Un momento ella fu colta da un pensiero rapidissimo: vattene di qui. Ma