Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/136

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DELLE LAUDI - LIBRO


“Aita, aita! Il cuore mi si serra.
Vedi atra scorza che il petto m’opprime!
O Apollo Febo, strappami da terra!
Tanto furente, non sai più ghermire?
315Nuda mi prenderai su la dolce erba,
su la dolce erba e su ’l mio dolce crine.
Ardo di te come tu di me ardi.
O Apollo, o re Apollo, perché tardi?
Già tutta quanta sentomi inverdire.„

320Il dolce crine è già novella fronda
intorno al viso che si trascolora.
La figlia di Peneo non è più bionda;
non è più ninfa e non è lauro ancora.
Sola è rossa la bocca gemebonda
325che del novello aroma s’insapora.
Escon parole e lacrime odorate
dall’ultima doglianza. O fior d’estate,
prima rosa del lauro che s’infiora!

Tutto è gia verde linfa, e sola è sangue
330la bocca che querelasi interrotta-
mente. In pallide fibre il cor si sface
ma il suo rossore è in sommo della bocca.
Desioso dolor preme l’amante.
Guarda ei l’arbore sua ma non la tocca;


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