Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/147

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
TERZO - ALCIONE

della donna solare, vedi?, simili
70a foglie macerate dagli autunni
che serban lor sottili nervature
con la tenuità dei bissi intesti
d’aria e di lume. Fili palpitanti
le congiungono, l’iride le cangia,
75indicibile tremito le muove.
Circe incantò le stelle eccelse, e l’ebbe,
e le votò di lor sostanza ignìta;
e qui raduna le lor dolci larve.

ardi.
Opre di ragni, arte divina, tele
80stellari! O Glauco, io n’ho già lacerata
una col viso, e un’altra ancóra. Guarda!
Per ovunque tessute son le stelle.
Siam presi in una rete innumerevole.
Férmati! Non distruggere l’incanto.

glauco.
85La radura è vicina. Il sole pènetra
fra i rami. Tutto tremola e scintilla.
La rèsina sul tronco è come l’ambra.
Di polito metallo è il mirto chiuso.
La tamerice sembra quasi azzurra
90tra i rossi pini. E il tuo volto s’imperla.


- 137 -