Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/169

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TERZO - ALCIONE

io son osa talor nel mio giardino
chiuso carmi dedurre sotto il lauro.

Rivolgomi sovente e guardo s’Egli
10non apparisca a un tratto, l’Immortale.
Ma non mi trema il mio labbro fasciato.

Vivon nell’orror sacro i miei capegli
ma per l’angustia del mio petto sale
il superbo di Marsia antico afflato.

baccha.
OH, chi mi chiama? Ah, chi m’afferra? Un tirso
io sono, un tirso crinito di fronda,
squassato da una forza furibonda.
Mi scapiglio, mi scalzo, mi discingo.

5Trascinami alla nube o nell’abisso!
Sii tu dio, sii tu mostro, eccomi pronta.
Centauro, son la tua cavalla bionda.
Fammi pregna di te. Schiumo, nitrisco.

Tritone, son la tua femmina azzurra:
10salsa com’alga è la mia lingua; entrambe
le gambe squamma sonora mi serra.


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