Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/186

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DELLE LAUDI - LIBRO


Il Centauro afferrato avea pei palchi
delle corna il gran cervo nella zuffa,
come l’uom pe’ capei di retro acciuffa
60il nemico e lo trae, finché lo calchi

a terra per dirompergli la schiena
e la cervice sotto il suo tallone,
o come nella foia lo stallone
la sua giumenta assal per farla piena.

65Erto alla presa della cornea chioma,
con le due zampe attanagliava il dorso
cervino, superandolo del torso,
premendolo con tutta la sua soma.

Furente il cervo si divincolava
70sotto, gli occhi riverso, il bruno collo
gonfio d’ira e di mugghio, in ogni crollo
crudo spargendo al suol fiocchi di bava.

Era del più vetusto sangue regio,
di quelli che ammansiva il suon del sufolo,
75vasto e robusto il corpo come bufolo,
di vénti punte in ogni stanga egregio.


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