Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/188

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DELLE LAUDI - LIBRO


Gli aghi dei pini ardere come bragia
parean sul campo del combattimento.
E l’aspro lezzo bestial nel vento
100si mesceva all’odore della ragia.

Pontata a terra la sua forza avversa,
il cervo, come fa nel cozzo il tauro,
bassò l’arme. La coda del Centauro
tre volte batté l’aria come fersa.

105Una rapidità fulva e ramosa
si scagliò con un bràmito di morte.
O Derbe, ancor ne freme per la sorte
del petto umano l’anima ansiosa.

Credetti udire il gemito dell’uomo
110su l’impennarsi del caval selvaggio.
Ma il Tessalo con inuman coraggio
il cervo avea pur quella volta dómo!

Preso l’avea di fronte, alle radici
delle corna, e gli avea riverso il muso.
115Entrambi inalberati, l’un confuso
con l’altro in un viluppo, i due nemici,


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