Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/230

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DELLE LAUDI - LIBRO

355infaticato sagittario errante
per le rupi lontane!
I falchi gli sparvieri e le poiane
caddero, e gli avvoltoi
calvi gravati di carni lugùbri,
360e gli astori co’ resti dei colùbri,
ancor ne’ becchi adunchi, e i gru strimonii
gambuti dai lunghi ossi
accòmodi al tibìcine, ogni specie
pennipotente altivolante cadde
365per la forza degli archi miei cidonii
e de’ miei dardi gnossi.
E mi tornava io carico di preda
celeste alla caverna;
e pur sempre pareva al mio desìo
370che fosse tarda l’opera paterna.
Era quivi l’odore della cera
e della ragia, ché l’operatore
mescolava le lacrime del pino
chiare al dono trattabile dell’ape,
375acciocché questo fosse più tegnente.
Escluso avea dall’opera i metalli
come gravi ch’ei sono; e l’armatura
composto avea con le vergelle ferme
del còrilo e pieghevoli, congiunte
380da bene intorto stame in ciechi nodi,


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