Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/232

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DELLE LAUDI - LIBRO

405E senza fine amaro
mi fu tutto che vidi non veduto,
in quel giardino muto
ove non più s’udia la pingue gomma
gemere né scoppiar pomo granato
410come riso punìceo che scrosci.
Fracidi i frutti, flosci
erano, grinzi come cuoi risecchi
gli arbori, crudi stecchi;
le cellette soavi, aride spugne,
415senza la melodia laboriosa.
Rotta al suolo, corrosa,
informe fatta come vil carcame
era la vacca infame
offerta dalla frode al toro bianco
420perché l’inclito fianco
alla figlia del Sole
empiesse di semenza bestiale.
E la donna regale,
figlia del Sole e dell’Oceanina,
425Pasife di Perseide, il cui volto
m’era apparito come il penetrale
della luce nel tempio dell’iddio
splendido, la reina
dell’isola che fu cuna al Cronìde
430ricca in dìttamo in uve in miele e in dardi,


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