Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/235

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TERZO - ALCIONE

che biancheggiava di color di perla
nel cruore vermiglio.
‘Aquila vinta’ dissi ‘Icaro, figlio
di Dedalo d’Atene
485ai tuoi mani consacra i ligamenti
arteficiati e fragili dell’ali
che sono opera d’uomo;
perché, come ti vinse combattendo
lungi e presso, così nel tuo dominio
490vincerti vuole d’impeto e d’ardire.’
E il mio padre destai dal sonno. Dissi:
‘Padre, è l’ora.’ Non altro dissi. Muto
stetti mentr’ei m’accomodava l’ali
agli òmeri, mentr’ei gli ammonimenti
495iterava con voce mal sicura.
‘Giova nel medio limite volare;
ché, se tu voli basso, l’acqua aggreva
le penne, se alto voli, te le incende
il fuoco. Tieni sempre il giusto mezzo.
500Abbimi duce, séguita il mio solco.
Deh, figliuol mio, non esser tropp’oso.
Io ti segno la via. Sii buon seguace.’
E le mani perite gli tremavano.
Il mirabile artiere ebbi in dispregio
505silenziosamente. ‘Al primo volo
io con te lotterò, per superarti.


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