Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/237

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TERZO - ALCIONE

non i torrenti ove uso fui detergere
dopo le cacce la sanguigna polvere
535m’avean rigato di sì grande giòlito.
Oh nel cor mio rapidità del palpito
ond’era impulso il volo, in egual numero!
Pareami già gli intaversati bàltei
esser conversi in vincoli tendìnei,
540tutto l’azzurro entrar per gli spiracoli
del mio pulmone, il firmamento splendere
sul mio torace come sul terribile
petto di Pan. Gridava ‘Icaro! Icaro!’
il mio padre lontano. ‘Icaro! Icaro!’
545Nel vento e nella romba or sì or no
mi giungeva il suo grido, or sì or no
il mio nome nomato dal timore
giungeva alla mia gioia impetuosa.
‘Icaro!’ E fu più fievole il richiamo.
550‘Icaro!’ E fu l’estrema volta. Solo
fui, solo e alato nell’immensità.
Passai per entro al grembo d’una nuvola:
un tepore un odore dolce e strano
eravi, quasi l’alito di Nèfele
555madre d’Elle che diede nome al ponto.
Il vento del remeggio i veli tenui
sconvolse, un che di roseo svelò,
un che di biondo. Odore dolce e strano


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