Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/238

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DELLE LAUDI - LIBRO

m’illanguidiva, inumidiva l’ali.
560Il vol decadde. Vidi undici navi
di prora azzurra fornite di tolda,
che flagellavano il mar con la palma
dei remi in lunga eguaglianza concordi,
andando a impresa lontana. Sul ponte
565pelte lunate luceano e di bronzo
clìpei tondi, aste lunghe. Mi giunse
l’urlo dei nàuti. Veloce volai,
oltre passai. Qual fu dunque la mente
dei nàuti rudi mirando il prodigio?
570Come di me favellarono? Dissero
forse: ‘In un campo di strage la màscula
Nike, nell’ombra d’un cumulo grande
dai carri estrutto riversi e dirotti,
o a piè d’un grande trofeo d’armi illustri,
575sul suol cruento cedette all’eroe
che l’afferrò per la chioma; e fu pregna.
E quei che rema lassù con tant’ala
è certo il figlio di lei giovinetto.’
Di queste l’alto cor mio si compiacque
580imaginate parole, ché stirpe
di Nike avrebbe ei voluto infierire.
E vidi poi sotto fulgere in Paro
iscalpellata il candor del Marpesso.
E vidi poi dall’erratica Delo


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