Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/239

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TERZO - ALCIONE

585salir vapore di caste ecatombi.
Poi non vidi altro più, se non il Sole.
Poi non volli altro più, se non da presso
mirarlo eretto sul suo carro ignìto,
giugnerlo, farmi ardito
590di prendere pei freni il suo cavallo
sinistro, Etonte dalle rosse nari.
Il pètaso e i talari
d’Erme Cillenio avea conquisi il mio
sogno meridiano, il mio delirio.
595Congiunto era con Sirio
altissimo nel medio orbe, nell’arce
somma dei cieli Elio d’Eurifaessa.
E l’altezza inaccessa
e l’ardore terribile agognai
600ed offerirgli l’ali che sul monte
crètico escluse avea dall’olocausto.
Mi sembrava inesausto
il valor mio ché l’animo agitava
le morte penne, l’animo immortale
605e non il braccio breve.
Ed ecco, vidi come un’ombra lieve
sotto di me nella profonda luce
ove non appariva segno alcuno
del mare cieco e dell’opaca terra;
610ancóra un’ombra vidi, un’altra ancóra.


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