Pagina:D'Annunzio - Laudi, III.djvu/250

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DELLE LAUDI - LIBRO


65Il molle Settembre, il Tibìcine
dei pomarii, che ha violetti
gli occhi come il fiore del glìcine
tra i riccioli suoi giovinetti,

fa tanta chiarìa con due ossi
70di gru modulando un partènio
mentre sotto l’ombra dei rossi
corbézzoli indulge al suo genio.

Respira securo il mar dolce
qual pargolo in grembo materno.
75La pace alcionia lo molce
quasi aureo latte, anzi il verno.

Onda non si leva; non s’ode
risucchio, non s’ode sciacquìo.
Di luce beata si gode
80la riva su mare d’oblìo.

La sabbia scintilla infinita,
quasi in ogni granello gioisca.
Lùccica la valva polita,
la morta medusa, la lisca.


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