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338 l’eroe.


Prese un coltello, e uscì. Le vie erano deserte. Tutti i devoti erano nella chiesa. Sopra le case correvano le nuvole violacee del tramonto di settembre, come figure d’animali.

Nella chiesa la moltitudine agglomerata cantava quasi in coro, al suono delli stromenti, per intervalli misurati. Un calore intenso emanava dai corpi umani e dai ceri accesi. La testa d’argento di san Gonselvo scintillava dall’alto come un faro.

L’Ummálido entrò. Fra la stupefazione di tutti, camminò sino all’altare.

Egli disse, con voce chiara, tenendo nella sinistra il coltello:

‟Sante Gunzelve, a te le offre.”

E si mise a tagliare in torno al polso destro, pianamente, in cospetto del popolo che inorridiva. La mano informe si distaccava a poco a poco, tra il sangue. Penzolò un istante trattenuta dalli ultimi filamenti. Poi cadde nel bacino di rame che raccoglieva le elargizioni di pecunia, ai piedi del patrono.

L’Ummálido allora sollevò il moncherino sanguinoso; e ripetè, con voce chiara:

‟Sante Gunzelve, a te le offre.”