Pagina:D'Azeglio - Ettore Fieramosca o la disfida di Barletta, 1856.djvu/125

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122 ettore fieramosca


Il luogo era oscurissimo. Cominciò col tastarsi la bocca che gli doleva forte pel pugno ricevuto; ne ritrasse le mani bagnate (capì che doveva esser sangue), e scoperse che d’allora in poi non doveva calcolar più su trentadue denti, ma soltanto su trenta.

— Se il diavolo t’avesse strozzato te e tuo padre, com’era obbligo suo, questi non sarebbero stati seminati alla macchia, disse rivolgendosi colla mente a chi l’avea messo a quest’impresa.

Pure fece ogni opera per farsi animo, ed aperte le braccia tentò di scoprire ove fosse. S’accorse che da una buca su in alto usciva un debol lume, e gli parve sentir al di fuori frangersi contro il muro l’onda marina. Tastando co’ piedi trovò in un angolo il morbido d’un po’ di paglia; vi si sdrajò e stette aspettando ciò che la fortuna gli prometteva.