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5. IL NOVECENTO 223

efficacemente sintetizzata da D.R. Hofstader: “Tutte le assiomatizzazioni coerenti della aritmetica contengono proposizioni indecidibili” (Gödel, Escher, Bach, Adelphi, 1985, pag. 18).

Dal lavoro di Gödel scaturisce una serie di ricerche che portano, intorno al 1936, alla definizione rigorosa di operazione effettivamente eseguibile: vedremo più avanti come questa definizione sia stata uno strumento concettuale importantissimo nello sviluppo della teoria legata agli elaboratori.

Contemporaneamente, abbiamo la realizzazione del primo circuito di “flip-flop”: una forma di circuito essenziale per la costruzione di memorie. Oltre a ciò, si sviluppa in maniera impetuosa la tecnologia della comunicazione, telefonica e radiofonica.

Comincia a profilarsi la possibilità della comunicazione elettronica. Fino alla scoperta della stampa, la comunicazione tra le persone era affidata essenzialmente all’incontro diretto. Benché i potenti si avvalessero anche della scrittura per comunicare, questo canale era tuttavia sfruttato in modo alquanto ridotto. In quell’epoca era invece essenziale la raffigurazione di messaggi in luoghi aperti al pubblico, con finalità di carattere politico-celebrativo.

Per quanto riguarda le comunicazioni veloci, si ricorreva a metodi imprecisi come i segnali di fumo, i fuochi notturni e così via, oppure, se il testo possedeva una maggiore complessità, ci si serviva di messaggeri, che dovevano colmare materialmente la distanza tra emittente e destinatario.

La stampa a caratteri mobili consentì di produrre a basso costo enormi quantità di testi scritti, il che incrementò i contenuti della comunicazione, ma non la sua velocità: nel romanzo Il conte di Montecristo, Dumas descrive un sistema di telegrafia che avrebbe potuto benissimo essere gestito dagli antichi Romani.

È solo con l’Ottocento che la velocità di trasmissione dei messaggi compie il salto di qualità che l’arric-