Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/278

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256 xiii. i calcolatori

 Negli studi di progettazione il disegno delle parti che vanno ripetute più volte, come ad esempio i bulloni in un pezzo meccanico, o gli infissi in un progetto di stabile, sono memorizzati dal calcolatore e vengono riprodotti automaticamente nei punti in cui l’operatore li richiede.

È avvenuto cioè che tutti i lavori ripetitivi e che non richiedono particolari doti di adattabilità sono stati meccanizzati.

Si è prodotta da un lato una precisa dequalificazione del lavoro delle persone che devono solo “accudire” ai calcolatori, e dall’altro una qualificazione di coloro che, utilizzando queste macchine, possono potenziare la propria creatività.

In generale, si hanno una contrazione della quantità di manodopera richiesta e condizioni di lavoro che, se migliorano sul piano direttamente fisico, diventano però sicuramente più stressanti.

Per quanto riguarda le applicazioni militari, bisogna ricordare come i computer siano nati in un centro-studi dell’esercito, e questa loro “vocazione” è rimasta molto esplicita. Ormai la grandissima maggioranza delle armi comprende livelli vari di intelligenza meccanizzata. Si va dall’attività di traduzione che rende comprensibili su uno schermo televisivo i segnali captati da un radar, all’interpretazione di segnali di ogni tipo, all’attività spionistica gestita mediante intercettazione e decifrazione di messaggi scritti in codice e sui canali più diversi, fino ai proiettili inseguitori o autopuntanti, che individuano il bersaglio e lo seguono fino a centrarlo con una precisione incredibile.

Ancora una considerazione: l’attuale tendenza è di contrapporre le armi “intelligenti” seppur tradizionali, e le armi atomiche. Non c’è un’alternativa secca, ma a voler percorrere questa strada fino in fondo si avrebbe forse la possibilità di ridurre la prospettiva di quell’orrore assoluto che è la catastrofe atomica. Non