Pagina:Dalle dita al calcolatore.djvu/293

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6. quale futuro? 271

ne un fenomeno di ribaltamento di modi e tempi: molti bambini arrivano alle elementari avendo “imparato” a scrivere alle materne, oppure quando entrano alle medie hanno già sentito spiegare le principali formule di geometria piana, compresa la dimostrazione della formula della superficie del trapezio.

Purtroppo, però, pochissimi di loro sanno cosa sia un numero, quale sia la differenza tra la misurazione e il calcolo di un’area, mentre nei casi più gravi possono addirittura mancare di alcune fondamentali capacità logiche, come la comprensione di alcune proprietà topologiche dello spazio, a causa della deprivazione che hanno subito sul piano motorio stando fermi per ore davanti al televisore.

Lungi dal capire realmente i temi di cui peraltro discutono, essi accumulano nozioni sterili e slegate fra di loro, non comprendendole in profondità ma aggiungendole a quelle che ricevono, in modo del tutto acritico, dalla TV.

Non vogliamo, dicendo questo, dar l’impressione di unirci a quanti lanciano vecchi anatemi contro la televisione: si tratta senz’altro di un importante mezzo di comunicazione, ma è appunto la sua essenziale funzione pedagogica a dover essere evidenziata più di quanto non sia attualmente.

Oggi i ragazzi, più che di ricevere informazioni, hanno bisogno di realizzare esperienze formative. Nella situazione attuale, si formano persone che, invece di disporre di nuove capacità logiche e di pensiero, non dispongono appieno nemmeno di quelle usuali.

La formazione delle capacità di pensiero va affrontata ricercando e costruendo itinerari formativi che da un canto riassumano tutte le tappe dello sviluppo del pensiero dell’uomo, senza “bruciarle”, e dall’altro permettano precocemente approcci produttivi alle tecnologie avanzate, in settori limitati e controllabili.

Ad esempio, se una scuola materna facesse utilizza-