Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/15

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vento, pioggia e chiacchiere 5

con gli occhi fuori della testa. «L’Etna, corpo! Capace di venir qua con la stecca, perdia!

«Campanile!» fece il cappellano.

La sua uscita e il suo comico sgomento misero nella brigata una così clamorosa, irrefrenabile ilarità che Grigiolo scappò via colle mani nei capelli, mentre don Bortolo, rinfrancato, si accingeva a leggere la chiusa del poema, quest’apostrofe agli elettori:

E se non sì na massa de marson,
Spetéi sti fioi de pipe a le elezion,
A man che i ve vien soto parei fora,
E mandèi tuti oto a la malora.

«Fiasco, Grigioli!» gridò da lontano la contessa Tarquinia. Un’altra voce partì dal gruppo dei cospiratori:

«Viene, dottor Grigiolo?

Egli rispose «un momento; vengo subito» e tirava via; ma il senatore barone Di Santa Giulia gli piantò sullo stomaco una mano da San Cristoforo e lo fermò di botto.

«Rispondi!» diss’egli con il suo vocione tonante. «Sei Grigioli o Grigiolo?»

Lo smilzo e sgarbato giovinotto trasalì, diede un passo indietro e guardò ii senatore come avrebbe guardato Attila

«Grigioli, veramente» rispose «ma il popolo...

«Il popolo l’aspetta se la si degna» disse colui che l’aveva chiamato prima.

«Ah, il popolo! Ho capito» disse il barone. «Voi non avete saputo far tacere a Bartolo.

«Impossibile, senatore. Impossibile, contessa. Il suo vin bianco è troppo generoso. Ci vorrebbe una