Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/254

Da Wikisource.
244 daniele cortis


«Eccomi qua» disse l’avvocato, entrando. «Non ho fatto presto? Tengo anche la carta bollata.

Cortis alzò la testa, lo guardò con due occhi vitrei.

«Se mi permette» continuò l’avvocato accostandosi alla scrivania «metto giù queste due righe.

Credette forse che Cortis gli cedesse il proprio posto, ma poichè quegli non si mosse, si rassegnò a pigliar un’altra sedia e vi si acconciò, come potè meglio, a scrivere:

«Colla... presente... privata... scrittura...

Posò la penna e interruppe il suo soliloquio spezzato per rivolgersi a Cortis.

«Io avrei pensato di fare cosi» diss’egli, «anche per evitare spese... Le pare?

Cortis accennò appena del capo, senza rispondere; e l’altro, ripresa la penna, proseguì il suo lavoro, articolando, mano a mano, le parole che scriveva.

«... da valere... nel miglior modo... che... di ragione...

Cortis abbrancò una penna con le mani convulse, la storse, la spezzò d’un colpo.

«Cosa c’è» chiese l’avvocato.

Cortis saltò in piedi, afferrò colui per le spalle, gliele strinse.

«Scriva, scriva!» diss’egli; e si pose a camminare su e giù per la stanza.

L’altro stava a guardarlo, stupefatto. Cortis si fermò, gli disse co’ denti stretti, battendo il piede a terra:

«Vuole scrivere?

Poi andò diritto alla porta ond’era uscita sua madre, e, trovatala socchiusa, la chiuse con un colpo terribile, sbattendo a terra la chiave, dall’altra parte.