Pagina:Daniele Cortis (Fogazzaro).djvu/255

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Stette un momento a capo basso, quasi a pensar che fosse quel tintinnìo; poi andò a sedere sul sofà.

L’avvocato, che non capiva niente di questa burrasca, lo guardò alla sfuggita. Pareva impietrato. Quegli continuò a scrivere in silenzio.

Dopo dieci lunghi minuti depose la penna e guardò Cortis da capo, lo vide nella stessa attitudine di prima.

«Ecco» diss’egli «è finito. Scusi» soggiunse vedendo che l'altro non si moveva. «Le è succeduto qualche cosa?

Cortis scosse il capo, nervosamente.

«Adesso le darò lettura dell'atto» soggiunse l’avvocato.

E lesse I’atto, fermandosi ogni tanto a correggere una parola, a mettere i punti sugl'i.

«Lei salva forse una vita umana» disse poi cercando smuovere blandamente Cortis dal suo silenzio.

«Lo sa?» esclamò questi, avido.

«Ma!... Lo so!... Io non posso mica dire e nessuno può dire di saperlo. Queste non son cose che si sappiano. Io, naturalmente, mi sono un poco informato... Mi hanno riferito certi discorsi, certi atti... una storia d’un revolver che avrebbe fatto vedere alla padrona di casa... insomma, un complesso!... Forse fanfaronate, forse no... non so... secondo il carattere dell’uomo, lei lo conosce più di me.

Cortis taceva sempre. I suoi occhi spalancati, immobili, dovevano vedere qualche cosa, là, sul pavimento.

Sì, delle visioni passavano, trasmutandosi continuamente sul pavimento, come ombre segnatevi dal rapido moto di una mano alta e occulta dietro le spalle di Cortis. Era il viso di suo padre che si trasfigu-