Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/119

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116 ricordi di parigi.


con una rapidità di prestigiatrici, e altre che fanno fiori di stoffa, di smalto, di penne d’uccelli del tropico, con una sveltezza ed un garbo, che par di vederli sbocciare fra le loro dita. In altre parti si tesse la seta, si dipinge la porcellana, si lavora il rame, si fa la guttaperca, si fabbricano le pipe di schiuma. In un angolo si vedono le pazienti manine normanne lavorare la trina. Nel mezzo della sala si taglia il diamante. Qui piovono i biglietti di visita, là le spille, più in là i bottoni; da una parte si fanno le treccie e i chignos, dall’altra i canestrini e le scatolette di paglia. Un gruppo d’indiani, col capo coperto di enormi turbanti variopinti, lavorano agli scialli. È una lun­ghissima fila di piccoli fornelli, di macchinette vibranti, di fiammelle di gaz, di teste chine, di mani in moto, di gente che interroga e di gente che spiega; un chiacchierio, un’affaccendamento allegro, un lavorio accelerato e sonoro, che mette la smania di far qualche cosa. E la vôlta altis­sima ripercuote rumorosamente i sibili acuti che