Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/146

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

vittor hugo. 143


ma gobbe colossali, che ci fan torcere il viso. L’architettura della più parte dei suoi romanzi è deforme. Sono episodi spropositati, spedienti brutali, inverosimiglianze sfrontatamente accumulate, fili di racconti pazzamente spezzati e riannodati; divagazioni, o piuttosto corse furiose, di cui non si vede la meta, e che fanno presentire a ogni passo un precipizio. Ma egli vuol condurvi là, dove vuole, e vi trascina, renitenti, barcollando ed ansando, calpestando la ragione, il buon gusto, il buon senso, la verità. E a un certo punto vi svincolate gridando: — No, Hugo, non ti seguo! — e lo lasciate fuggir solo. Dov’è andato? È caduto? Ah! eccolo là, sull’altura, colla fronte dorata dal sole. Ha vinto e ha ragione. Ma egli ha tutto per combattere e per vincere: ha l’audacia, la forza e le armi; ha il genio e la pazienza; è nato poeta e s’è fatto; ha scavato dentro a sè stesso, con mano pertinace, la vena più profonda dei suoi tesori; ogni opera sua è un immenso lavoro di scavazione, a cui si