Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/151

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a un certo punto, lo squilibrio delle facoltà, la continua prevalenza della fantasia sfrenata sulla ragione, la eccessiva frequenza delle aberrazioni e delle cadute, vi stanca; i lampi di genio non bastano più a compensarvi dei continui sacrifizii che deve fare il vostro buon senso; siete sazii, sdegnali, qualche volta nauseati; sentite il bi­sogno di riposarvi da quella tortura; ritornate con piacere ai vostri scrittori sensati, rigo­rosi, sempre eguali; respirate, vi ritrovate nel mondo reale, benedite la logica, riacquistate la vostra dignità d’uomini e di lettori. E lasciate in un canto l’Hugo per mesi, e qualche volta per anni, e vi pare d’esservene staccati per sempre. Ma che! Egli v’aspetta. Un giorno arriva final­mente in cui, tutt’a un tratto, un entusiasmo a cui volete un’eco, un dolore che domanda un con­forto, un bisogno istintivo di strano o di ter­ribile, vi risospinge verso quei libri. E allora tutti gli entusiasmi sopiti si ridestano tumul­tuosamente. Egli v’afferra di nuovo, vi sog-