Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/161

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158 ricordi di parigi.


-derli; perché i suoi cento aspetti di scrittore ci fanno domandare ogni momento a quale di essi corrisponda il suo aspetto d’uomo. Sarà il viso dell’Hugo che ci fa inorridire o quello dell’Hugo che ci fa piangere? E ci riesce ugualmente dif­ficile rappresentarcelo benevolo e rappresentar­celo truce. Io mi ricordo d’aver passato molte ore, giovanetto, all’ombra d’un giardino, con un suo libro tra le mani, cercando di dipingermelo coll’immaginazione, e componendo e ricompo­nendo cento volte il suo viso e la sua persona, senza trovar mai una figura che m’appagasse. Il suo spettro, di forme incerte, mi stava sempre davanti. Quest’uomo era un enimma per me. Io non sapevo bene rendermi conto del sentimento che m’ispirava. Alle volte mi pareva che, veden­dolo, gli sarei corso incontro coll’espansione di un figlio e mi sarei strette le sue mani sul cuo­re; altre volte mi pareva che, incontrandolo im­provvisamente, mi sarei scansato con un senti­mento di diffidenza e di timore, e avrei detto