Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/205

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202 ricordi di parigi.


Mais c’est immense, savez vous, mon maître, — gli osservò un tale.

Ed egli rispose sorridendo: c’est un immense joujou.

Queste parole, presso a poco, mi parve di sentire dal cupo fondo della mia umiliazione. E non osai più aprir bocca. Vittor Hugo, poco dopo, cambiò di posto, le conversazioni parziali tor­narono a confondersi in una sola: l’occasione era perduta. Ma mi consolai presto. Vittor Hugo ricominciò a parlare, ed io socchiudendo gli oc­chi e guardando in alto, per essere un po’ solo con me stesso, cominciai a riandare tutte le belle emozioni di cui ero debitore a quell’uomo, ac­compagnando il mio pensiero al suono dolce e grave della sua voce; e pensavo alle letture di Notre Dame fatte di nascosto dietro i banchi della scuola, alle tante volte che avevo baciato i vo­lumi delle Contemplazioni sotto un capanno di gelsomini, nel giardino della mia casa paterna; ai versi suoi che solevo declamare sotto la tenda,