Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/206

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vittor hugo. 203


di notte, in mezzo al silenzio degli accampa­menti; al batticuore che avevo provato la prima volta che m’era caduto sotto gli occhi, un suo informe ritratto in litografia; all’immensa di­stanza che sentivo tra lui e il mio desiderio di conoscerlo, nella piccola città di provincia dove avevo letto il suo primo libro; a un giorno che, ancora ragazzo, avevo fatto ridere mio padre do­mandandogli: — E se comparisse tutt’a un tratto Vittor Hugo, mentre noi siamo a tavola, che cosa faresti? — ; e tutti questi ricordi lontani, evocati là, vicino a lui, mi commovevano, e ri­petevo tra me: — Ed ora l’ho conosciuto, lo co­nosco, sono nella sua casa; questa voce che sento è la sua; — egli è qui, — a un passo da me. Ma è proprio vero? — E aprivo gli occhi e di­cevo: — Eccolo lì, il mio caro e terribile Hugo; non è mica un sogno, per Dio!

Mentre m’abbandonavo a questi pensieri, sen­tii tutt’a un tratto che tutti s’alzavano e saluta­vano. M’avvicinai anchi’io a Vittor Hugo, gli