Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/239

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236 ricordi di parigi.


-manziere popolare, se ne rodeva. Ma non si per­deva d’animo. — Non sono abituato, — scri­veva, — ad aspettare una ricompensa imme­diata dai miei lavori. Da dieci anni pubblico dei romanzi senza tender l’orecchio al rumore che fanno cadendo nella folla. Quando ce ne sarà un mucchio, la gente che passa sarà ben forzata a fermarsi. — La sua fama, non di meno, andava allargandosi, benché lentamente. In Russia, dove si tien dietro con simpatia a tutte le novità più ardite della letteratura fran­cese, era già notissimo, e tenuto in gran conto. Ma questo non gli bastava. Egli aveva bisogno d’un successo clamoroso e durevole, che lo sol­levasse d’un balzo, e per sempre, dalla schiera degli «scrittori di talento» che si salutano con­fidenzialmente con un atto della mano. E ot­tenne finalmente il suo intento coll’Assommoir. Cominciarono a pubblicarlo in appendice nel Bien public; ma dovettero lasciarlo a mezzo, tante furono le proteste che lanciarono gli abbonati