Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/254

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emilio zola. 251


ch’egli esprime però senza compiacenza, da ar­tista profondo, ma freddo. Del Flaubert non oc­corre dire: è l’arte medesima, spinta più in là, più minuziosa, più cruda, più vistosamente co­lorita, e anche più faticosa. Del Taine ritrae specialmente nell’analisi. Il suo metodo è quello seguito dal Taine nello studio sopra il Balzac; procede come lui ordinato, serrato, cadenzato, a passi eguali e pesanti; dal che deriva, a giudizio di alcuni, un certo difetto di sveltezza al suo stile, che è in ispecial modo apparente nei suoi ultimi libri. Egli ha un po’, come si dice in Francia, le pas de l’éléphant. L’azione poi che esercitò su di lui il Balzac è immensa e visibi­lissima in tutte le sue opere. Egli l’adora, è suo figlio, e se ne gloria. All’apparire dei suoi primi romanzi, tutti pronunziarono il nome del Balzac. Il Charpentier lo presentava agli amici dicendo: — Ecco un nuovo Balzac. — Perciò toccò ap­pena di volo di questo suo padre letterario, come se la cosa dovesse essere sottintesa. Dei suoi