Pagina:De Amicis - Ricordi di Parigi, Treves, Milano 1879.djvu/259

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
256 ricordi di parigi.


vi si parla, ho in capo una quantità di tipi, di scene, di frammenti di dialogo, di episodi d’av­venimenti, che formano come un romanzo con­fuso di mille pezzi staccati ed informi. Allora mi riman da fare quello che per me è più diffi­cile: legare con un solo filo, alla meglio, tutte quelle reminiscenze e tutte quelle impressioni sparse. È un lavoro quasi sempre lungo. Ma io mi ci metto flemmaticamente, e invece d’adoperarci l’immaginazione, ci adopero la logica. Ra­giono tra me, e scrivo i miei soliloqui, parola per parola, tali e quali mi vengono, in modo che, letti da un altro, parrebbero una stranissima cosa. Il tale fa questo. Che cosa nasce solitamente da un fiuto di questa natura? Quest’altro fatto. Quest’altro fatto è tale che possa interessare quell’altra persona? Certamente. È dunque logico che quest’altra persona reagisca in quest’altra maniera. E allora può intervenire un nuovo personaggio; quel tale, per esempio, che ho conosciuto in quel tal luogo, quella tal sera. Cerco di ogni più pic-